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San Lorenzo! Stelline cadenti

10 agosto 1986

San Lorenzo! Stelline cadenti
E nel cielo del tempo lontano
torno su ali d’angeli ridenti
e, silente, ti prendo la mano!
San Lorenzo! Rivedo quel cielo,
quelle stelle del tempo lontano.
E ti parlo e soltanto un velo
ci divide. Ti prendo la mano!
E tu ascolti, e la docile mano
va sul foglio leggera, leggera.
San Lorenzo! le stelle cadenti,
passa il giorno e ritorna la sera.
Son tornato per voi a cantare
la mia terra e quel cielo stellato.
Firmamento, mistero adorato,
ove io vivo; mi sono salvato.
Mi han salvato l’amor, la poesia
e così tutto quel sentimento
mi sovvien quella malinconia.
E poi tutto si porta via il vento.
Dolce vento, Romagna adorata,
terra gentile, cuori sinceri,
passerò accanto a te la serata.
Le stelline, astri, luci, oppur ceri?
E quel Cielo, quel Cielo lontano,
verso il quale salì l’aquilone,
è vicino per me e la tua mano
va leggera, mi ascolti, la mano,
o la mente? No, l’alma è leggera
e io vengo per te da quel Cielo,
quello oltre, e presto è già sera;
e ti porto le stelle. E’ un velo
che si mette tra noi e tra voi…
Solo un velo leggero, leggero
sole, vento, sospiri? Noi-voi;
io torno e ti parlo sincero.
Questo è il Cielo! E questo Infinito,
tutto azzurro, argenteo, di luce,
mi riporta i ricordi e il finito
di quand’ero al buio, senza luce!
E ho chiamato col cuore mia madre;
mi ha risposto: “ Zvanì, non lo fare”
Ella, in pace, accanto a mio padre.
Io in terra a dare, ad amare…
Le parole della poesia,
terra mia, adorata Romagna,
terra fertile e fantasia,
in quei fiori, in quella campagna.
E si fece subito sera,
e tornaron le stelle a brillare:
era un giorno di primavera;
iniziaron le rondini a tornare…
Terra mia, Paradiso, Romagna!
ascolto il canto del tuo dolce vento
e a te parlo felice, contento.
E ritorno a quel mio Firmamento.

Giovanni Pascoli