12 Febbraio 1985
Sono nata il 27 Agosto del 1921. Nel 1967, esattamente il 29 settembre, ho iniziata la mia prova più dolorosa e, dopo qualche mese ho cominciato a sentire delle voci consolanti e piene di dolcezza.
Non credevo che fossero realmente voci, non sapevo che esistevano carismi e tanto meno, anche se lo avessi saputo, non avrei pensato di poterli ricevere io. Credevo in Dio, ma non mi soffermavo molto e neppure poco forse su certi pensieri. Pensavo che più della pratica religiosa fosse importante il comportamento e vivevo una normale vita serena. Questo prima del dolore.
La prima voce fu quella di mio figlio, ma erano tali la nostalgia e il desiderio di rivederlo che pensavo potesse essere un mio inconscio desiderio poterlo ascoltare. Così ogni volta che sentivo la sua voce cercavo di non ascoltarla per timore che non fosse che una mia fantasia, pur non essendo io propensa alla fantasia, ma molto ferma in ciò che è reale.
Mio figlio mi diceva di scrivere quello che sentivo e dopo molte insistenze ho scritte le sue parole con la sua scrittura. Bellissime parole di conforto e di speranza, descrizioni di luoghi non luoghi di felicità e di bellezza. Io ancora non ero certa che fosse Armando a parlarmi malgrado le sue parole e un giorno Armando mi ha detto: “Mamma, tu non credi che sia io a parlarti, ti verranno mandate per divina permissione altre anime e ti diranno cose che tu non puoi sapere, così capirai che non sei tu a scrivere” E dopo sono venuti i santi, dei poeti e delle anime felici dicendo cose che io non potevo sapere.
I primi a venire sono stati dei poeti che hanno spiegata l’importanza della fede, del dolore e hanno parlato del Paradiso, sempre ognuno nel proprio stile di scrivere come facevano in terra, esprimendo perfettamente la loro personalità. Il primo santo (e rimasi molto stupita) fu san Francesco d’Assisi, parlando nel dialetto assisano di quel tempo e ha mandati dopo centinaia di messaggi. Dopo sant’Agostino che ha riempiti più di cinque volumi di bellissimi insegnamenti.
Un giorno è venuto S.Michele e ci ha spiegata l’importanza delle milizie celesti.
Ne abbiamo fatto un libro ciclostilato di tutte le sue parole dettate. Sono venuti tanti santi ai quali sono affezionata come fossero amici vissuti con me. San Tommaso d’Aquino, sant’Antonio da Padova, gli Apostoli (ma non tutti), San Paolo, santo Stefano, san Sebastiano, santa Caterina da Siena e santa Teresa di Avila e santa Teresina, san Domenico e sant’Ignazio e altri ancora, ognuno parla della fede, del Paradiso e di spiritualità.
Un giorno è venuto un angelo, gli angeli non parlano come i santi, li sento dentro la mia testa: “vibrazioni”. Ci ha parlato della vita nel mondo dell’Armonia (così chiama il Paradiso). E’ l’angelo custode di mio figlio Armando e si chiama Astralio. Anche il mio angelo “vibra” nella mia testa: si chiama Clarus.
Quando è venuto Gesù la prima volta, sono rimasta forse un pò sconvolta, ma nello stesso tempo molto felice. Ho sempre il timore di queste cose troppo grandi ma mi danno gioia e mi hanno data la certezza, non soltanto la fede e così è stato per quelli più vicini a me.
Gesù ha una voce bellissima, sembra venga da tante parti e una voce solenne, armoniosa, ma anche dolcissima. Non si può descrivere. La Madonna mi ha dettata la “vita a Nazareth” e ora mi detta spesso episodi della sua vita dopo la Resurrezione di Gesù.
Io scrivo subito quando sento prima la presenza e dopo la voce di chi mi è vicino. Scrivo velocemente e senza errori, non mi stanco, mentre ora ho la mano stanca e devo pensare a quello che scrivo. Non mi piace scrivere, non ho mai avuta passione per la scrittura, mi piace leggere romanzi e riviste, mai cose serie.
Quando la Madonna descrive un episodio della sua vita, io lo vedo come se lo ricordassi, come una cosa già veduta e ricordata.
Sono stata molte volte interrogata, preferirei non parlare: mi vergogno forse e mi sembra quasi di svelare un segreto. Riconosco di essere soltanto un tramite, io stessa ho soltanto da imparare ciò che mi viene detto e cerco di migliorare sempre, appunto attraverso questi insegnamenti.
Ho potuto comprendere l’amore di Dio. Posso attraverso gli scritti, farlo comprendere a chi li legge. Non importa che io sia conosciuta, importa sia conosciuto ogni scritto per dare la fede o per aumentarla. Io prferisco stare nel silenzio, non sono che un tramite.
Le “voci” vengono quando Dio lo permette e quando le ascolto scrivo tutto quello che dettano. Scrivo molto in fretta e senza errori. La scrittura non è sempre la stessa.
Certamente queste “voci” sono mezzi per dare o aumentare la fede, perché molte persone sono cambiate. Molti dopo anni che non lo facevano si sono confessati e hanno fatta la comunione. Questo dà uno scopo alla mia vita. Da sola non avrei fatto niente, non avrei forse neppure creduto in tutto questo, forse avrei pensato a una forma di pazzia…
Anche se sò di essere normale, piuttosto fredda e anche con un certo equilibrio. Se tutte le parole che ho ascoltate non si sono perdute è perché mio marito le ha raccolte in tanti libri, non so quanti: i manoscritti sono tutti in un baule: tutti conservati e il baule è pieno.
Ci sono i pensieri di sant’Agostino, gl’insegnamenti di san Bonaventura, gli esercizi spirituali di sant’Antonio, i difficili (per me) concetti di san Tommaso d’Aquino, i pensieri di san Francesco, di santa Caterina e di altri santi. Ci son le meravigliose parole di Gesù e della Madonna.
Io li riconosco dalla voce e se viene un santo mai venuto mi dice il suo nome. Si firmano tutti, non per me, ma per chi legge. Ogni persona conserva il suo modo di essere, dicono che non si cambia e che “noi siamo l’anima!”
Io non conoscevo san Paolo della Croce e neppure l’ordine che ha fondato. Un giorno è venuto a dettarmi molte parole (un libro) dedicate ai figli del suo ordine. Mi ha detto che avrei dovuto consegnarli ad un passionista che avrei incontrato e così è stato.
Sono circa quindici anni che vivo questa realtà e ho incontrata la persona certamente più adatta a capirmi e a capire: padre Gabriele Roschini che é dopo diventato un vero grande amico e che rimpiango veramente anche se qualche volta viene a trovarci dal Paradiso. Padre Roschini leggeva tutto quello che scrivevo e mi diceva: “Stai tranquilla: non è farina del tuo sacco…” oppure: “Non si può cavare sangue da una rapa.”
Io mi rendo conto di non aver nessun merito per un dono così, ma mi è sempre stato detto che non c’è merito ma “strategia di Dio.”
C’è sempre un grande dolore col carisma o di materia o di spirito. E’ inutile che io parli del mio dolore: é mio e penso che non serve parlarne, è anche inutile turbare gli altri. Nessuno può consolare, soltanto Dio mi ha aiutata, perché Dio può tutto.
Un giorno, dopo aver risposto al telefono, posando il microfono, pensavo a mio figlio: “Armando, cosa fai e dove sei in questo momento?” Mi sono trovata in una casa di campagna, non saprei dire come ci sono arrivata, perché ero già là, sapevo che c’era una scala, ero al secondo e ultimo piano, nella camera accanto c’erano tante mele sopra ad uno strato di paglia, sentivo anche l’odore delle mele. Vedevo tutto, ma non vedevo me, ovvero non vedevo le mie mani, né i miei piedi e mi sentivo leggera. Vicino a me c’era Armando e non vedevo neppure lui, sapevo che era lì, lo sentivo e comunicavo con lui col pensiero. II pavimento della camera era di mattoni, un pò consumati, c’era un letto con delle fasce di bronzo che formavano dei fiori e lo stesso motivo era sul cassettone. Non ho visti altri mobili, soltanto le finestre con le persiane verdi verniciate più volte, tanto che la vernice formava une crosta, erano un pò aperte, sostenute da una bacchetta e si poteva vedere un prato. Nel letto c’era un uomo con i capelli grigi rasati, magro, col naso pronunciato. Sembrava che dormisse. Il letto era coperto di una sopracoperta di raso lucido blu e le lenzuola erano ben disposte col bordo molto preciso. Non so perché, ma invece di stupirmi ho chiesto ad Armando (col pensiero) perché il letto era cosi ben fatto e lui mi ha risposto che aspettavano il medico. Subito dopo gli ho chiesto: “Cosa fai qui?” “Mamma, devo suggerire e quest’uomo di pentirsi per poter salvare la sua anima. E’ uno dei miei compiti. Noi, ragazzi puri, aiutiamo gli angeli a suggerire il bene agli uomini.” Gli ho chiesto che cosa aveva fatto quell’uomo: “Ha venduto un terreno che non dava frutti e ha ingannati i compratori. E’ un grave peccato, gli suggerisco di pentirsi e rimediare fino a che è in tempo.”
Dopo mi sono ritrovata davanti al telefono e non so quanto tempo è durata questa visione. Sono certa che non è stato un sogno, era giorno ed ero ben sveglia. Non ricordo la data di quel giorno, ma ricordo che ho vista l’ora: le undici e mezza e c’era il sole. Dopo qualche giorno pensavo a quel fatto e ho pensato:
“Chissà se quell’uomo si è salvato?” Mi sono ritrovata in quella stanza, nella penombra, il letto vuoto, le coperte tesa. Ho sentito Armando che mi ha detto: “Si è salvata l’anima, si è pentito e ha rimediato.” Sul cassettone c’era le fotografia di quell’uomo, davanti un lumino di vetro acceso a forma di fiamma e un vasetto con due rose di plastica: una rossa e una gialla.
Ho avute alcune altre esperienza di questo genere e sono rimaste impresse nella mia mente.
Mi trovavo in albergo e Casciana Terme. Pioveva ed ero in camera e facevo le parole crociate. Mi sono trovata su un balcone (non mi vedevo). Vedevo invece un ragazzo biondo con la maglia blu e i jeans, aveva i capelli molto lunghi. La casa era alta, eravamo al sesto o quinto piano e pioveva, sotto la strada era piena di negozi e di insegne luminose. Sapevo e non so come, che eravamo ad Amsterdam (non ci sono mai stata).
Era come se leggessi il pensiero di quel ragazzo che pensava al suicidio (non conoscevo il motivo). Guardava la strada…
Mentre lo guardavo da dietro (ero alle sue spalle) all’interno suonava il campanello, il ragazzo è andato ad aprire, io dietro di lui. La stanza era accogliente: c’era un letto largo con una coperta celeste a pois bianchi, attorno alla parete degli scaffali in legno naturale, davanti al letto un tappeto folto, azzurro e su di uno scaffale tra i libri c’era una piccola ventola di pergamena sostenuta da un vasetto di vetro rosso e sulla pergamena era disegnata, in nero, una sagoma di una gondola, sotto in corsivo c’era scritto: “Ricordo di Venezia”. Più in là sullo scaffale c’era una piccola torre di Pisa. In fondo alla camera c’era un piccolissimo ingresso, il ragazzo ha aperta la porta e io dietro di lui ho visto Armando, aveva sulle spalle uno caino (che in terra non ha mai avuto) ha chiesto in francese (lingua che non ha mai studiata) se c’era altre camere per studenti. Quel ragazzo ha capito (forse dall’accento) che Armando era italiano: “Tu Italiano?” Io intuivo il suo pensiero “Se non veniva questo Italiano io mi sarei gettato dal balcone…” E ha continuato: “Io essere stato in Italia”. Ha fatto vedere ad Armando il piccolo lume con la gondola disegnata sulle ventola e la torre di Pisa. Dopo gli ha detto “Grazie! Sei venuto per salvare me dall’Italia!” Armando gli ha risposto: “Sono venuto dal Paradiso per te!” Ed è sparito mentre il ragazzo si è buttato in ginocchio e io mi sono ritrovata seduta sul tetto con la matita in mano e la settimana enigmistica.
Però ero molto contenta e molto leggera, e avevo visto Armando! Eravamo molto uniti, non soltanto come madre e figlio, ma anche come grandi amici e ci capivamo sempre perfettamente anche senza parlare.
Così capisco quelle parole che ho ascoltate da Gesù e dai santi e da Armando: “L’amore è più forte delle morte, perché 1′amore esiste e non la morte.” Ho capita che questa è una grande verità: l’amore è più forte di tutto!
Certamente non riesco a ricorderò tutto quello che mi è stato dettato, ma se mi viene chiesto un particolare che mi sembra dimenticato, lo ricordo. E’ come se avessi un catalogo da consultare nelle mia testa. A volte vedo con gli occhi del ricordo, cioè come se ricordassi anche in certi particolari, pressoché mai conosciute da me, ma conosciuti da altri. Di solito sono genitori, mariti, figli di queste persone: sono salvi e in Paradiso e si manifestano col permesso di Dio, spesso per convertire.
Tutto quello che mi accade è per dare fede, per dare speranza. Io sono normale e spesso anche fredda. Non desidero esaltarmi, ho molti timori.
Tutti questi amici celesti li senti veramente amici, provo affetto per tutti e per certi in modo perticolare. Un amico carissimo è padre Tsing, che aiuta a convertire attraverso prove chiare.
Ringrazio Dio di avermi dato questo aiuto e di poterlo dare ad altri. In un mondo materialista è bello uscirne e vivere già in parte in una dimensione spirituale.
E’consolante constatare che è tutto vero quello, che senza queste voci, poteva lasciarmi incredula e ancor più consolante per me ascoltarli e sentirmi trasportare fuori dal tempo e dallo spazio.
Altre volte mi sono trovata in altri posti. Mi sono trovata in una chiesa enorme, bellissima, bianca e oro e l’oro sembrava palpitasse… Al posto dell’altare c’era un trono vuoto. C’era tanta gente che pregava, ho chiesto a un signore vicino a me: “Che cosa facciamo qui?” Mi ha risposto: “Siamo della Chiesa trionfante e preghiamo per voi. Tu non puoi vedere Cristo sul trono perché sei terrena…”
Non so se ho nominati tutti gli amici celesti: sono tanti! San Bonaventura, Angela da Foligno, san Pietro…
Spero che Dio permetta ad essi di parlarmi ancora e che mi parli ancora LUI, Gesù e spero di poter sempre ascoltare Armando e sentirlo vicino fino a quando ci riuniremo per sempre.
Per sempre perché la morte non esiste.
In fede
Giuliana Buttini Crescio
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Pro-manuscripto